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mercoledì 7 dicembre 2016

Step 19: Anatomia di un colore

L'anatomia (dal greco ανατομή, anatomè = "dissezione"; formato da ανά, anà = "attraverso", e τέμνω, tèmno = "tagliare") ci spinge a non soffermarci sull'esteriorità delle cose, ma ad esplorarne anche gli strati più interni.



Da questo punto di vista, il colore ardesia è molto particolare, proprio per il fatto che deriva direttamente da quello dell'omonima roccia. La sua tonalità di conseguenza tende ad essere associata proprio ad essa e quindi a rievocare le sue proprietà. Ad esempio la solidità e la continuità materica ricompongono le fratture dello spazio, donandogli  una pienezza estetica e psicologica.
Dal punto di vista psicologico in particolare, oltre che solidità, profondità di pensiero e ricerca interiore, la pietra rimanda al legame ancestrale con la madre terra, e suscita emozioni artistiche, sensazioni di maestosità e regalità.

Fonti:
Wikipedia
Materiali ed energia nello psico design

lunedì 14 novembre 2016

Step 14: Chimica

Come abbiamo gia detto in alcuni precedenti step, il colore ardesia deriva dall'omonima roccia della quale di seguito indicheremo alcuni precisi dettagli dal punto di vista chimico.

L’ardesia è una roccia metamorfica di origine sedimentaria costituita quasi per metà carbonato di calcio, in misura poco inferiore da illite e clorite e infine per la restante parte da quarzo
L’origine delle ardesie risale ad una sedimentazione detritica tra 80 e 70 milioni di anni fa. Questi sedimenti generalmente argillosi, sono costituiti da lastre a granulometria grossolana e da altre più fini. 
In questi materiali da cui deriva l'ardesia, chiamati Scisti della Val Lavagna, il sedimento originario presentava alternanze di livelli arenacei, costituiti prevalentemente da sabbie a granuli quarzosi, e di livelli di fanghi argillosi o argilloso-calcarei. 
Durante lo sviluppo dell’orogenesi alpina, questi sedimenti furono ricoperti da altre masse rocciose e assieme a queste sollevati e ripiegati subendo gli effetti di energiche deformazioni. La sovrapposizione di pressioni orientate, elevate pressione di carico e consistente aumento delle temperature, ha trasformato l’originario sedimento portandolo ad avere le attuali caratteristiche. 
Il colore nero comune sia alle ardesie italiane che ai corrispondenti prodotti europei è dovuto alla presenza di un finissimo pigmento grafitico, originato dalla trasformazione di sostanze organiche presenti nell’originario sedimento.



mercoledì 19 ottobre 2016

Step 06: I colori nella scienza

Dal punto di vista scientifico, ed in particolar modo da quello fisico, il colore può essere analizzato in base al suo spettro d'emissione e ad il suo comportamento con la luce.

Il colore si caratterizza per le seguenti tre qualità:

• Tono o Tinta: è legato alla presenza di una lunghezza d'onda dominante dello spettro di emissione; questa individua il colore fondamentale con cui viene visto un oggetto illuminato.
Se una luce è caratterizzata da una distribuzione spettrale in cui non sia possibile identificare una  lunghezza d’onda dominante, essa sarà definita di colore grigio.

• Purezza o Saturazione: è la vivacità del colore, legata al rapporto tra il contenuto energetico di una luce in corrispondenza della lunghezza d’onda dominante e quello relativo alle rimanenti lunghezze d’onda dello spettro di emissione.
La purezza massima corrisponde all’emissione di una luce monocromatica, mentre la purezza minima corrisponde al grigio.

• Luminosità: è il parametro legato al contenuto energetico globale della luce considerata all’interno dello spettro di emissione. Maggiore è l’energia emessa, maggiore è la luminosità del colore considerato e maggiore risulterà la chiarezza con cui questo verrà percepito.

Il bianco, il nero ed il grigio sono colori che non possono essere tra loro distinti dal punto di vista cromatico per ciò che concerne gli aspetti di tinta e saturazione; sono infatti tutti e tre caratterizzati dallo stesso tipo di curva di emissione spettrale. L’unica caratteristica che li distingue dal punto di vista cromatico è l’intensità, cioè la quantità di energia globalmente emessa.
Il bianco ha luminosità massima, il nero ha luminosità nulla, il grigio ha una luminosità intermedia tra quelle del bianco e del nero.

Nelle applicazioni tecniche per la maggioranza dei casi i corpi non sono neri, ma molti di essi possono essere assimilabili a corpi grigi.
Il valore di assorbimento per tali corpi non vale 1 come per i corpi neri, ma è inferiore, compreso fra 0 ed 1, e costante per ogni valore di lunghezza d’onda, a differenza dei corpi colorati.
Per tali motivi è possibile affermare che il corpo grigio è un corpo nero che ha un valore di assorbimento e di emissione inferiore, ma costante al variare della frequenza.
Il comportamento di un corpo grigio è riconducibile a quello di un corpo nero semplicemente moltiplicando il valore ottenuto per l’emissività monocromatica, il cui grafico è mostrato in seguito:

Emissività monocromatica per corpi differenti


È possibile anche utilizzare l’emissività integrale al posto dell’emissività monocromatica, poiché per il corpo grigio essa è costante per ogni lunghezza d’onda.
Per il corpo grigio la legge di Stefan – Boltzmann diventa: 

                                                           
In tale modo il valore di potere emissivo integrale è inferiore a quella del corpo nero.

Fonti:

mercoledì 12 ottobre 2016

Step 03: I codici del colore

Un singolo colore, nel nostro caso l'ardesia, può essere contraddistinto da vari codici che ne indicano la composizione. Di seguito saranno elencati i principali.

Ardesia
Coordinate del colore
HEX#708090
RGB(rgb)(112; 128; 144)
CMYK(cmyk)(22; 11; 0; 44)
HSV(hsv)(210°; 22%; 56%)

HEX: Indica il sistema numerico esadecimale che è un sistema numerico posizionale in base 16, cioè che utilizza 16 simboli invece dei 10 del sistema numerico decimale tradizionale. esso è utilizzato per indicare il colore in HTML.

RGB: è un modello di colori le cui specifiche sono state descritte nel 1931 dalla CIE (Commission internationale de l'éclairage). Diversamente dalle immagini a livelli di grigio, tale modello di colori è di tipo additivo e si basa sui tre colori: rosso (Red), verde (Green) e blu (Blue), da cui appunto il nome RGB.

CMYK: sigla di Cyan, Magenta, Yellow, Key black; è un modello di colore detto anche di quattricromia o quadricromia. La “K” in CMYK si riferisce a key (chiave), in quanto i sistemi di stampa che utilizzano questo modello usano la tecnologia Computer to plate (CTP), nella quale mediante una “lastra chiave” (“key plate” in inglese) si allineano correttamente le lastre degli altri tre colori (il ciano, il magenta ed il giallo appunto).

HSB: sigla di Hue Saturation Brightness, in inglese "tonalità, saturazione e luminosità". Indica sia un metodo additivo di composizione dei colori, sia un modo per rappresentarli in un sistema digitale. Viene anche chiamato HSV da Hue Saturation Value (tonalità, saturazione e valore) o HSI da Hue Saturation Intensity (tonalità, saturazione ed intensità). È una variante del modello Hue Saturation Lightness (HSL).

Nei principali cataloghi ritroviamo l'ardesia sotto i seguenti codici/nomi:

Pantone: il colore che più rispecchia l'ardesia è il 5405;
RAL Color Chart: codice 7015;
delux Colour Wall: il colore che più si avvicina all'ardesia è Harts Grey;
Stucco Color Chart: nel listino dei colori, è possibile ritrovare l'ardesia nel codice 027/1;

Fonti: Wikipedia

martedì 11 ottobre 2016

Step 01: Definizione del colore

L'ardesia, che prende il proprio nome dall'omonima roccia, è una tonalità di grigio con dei leggeri riflessi di azzurro.
Il termine ardesia deriva da un'antica parola francese "ardesie", con riferimenti ad Ardennes, provincia francese in cui si sviluppò una delle prime industrie estrattive per la produzione di lastre da copertura.
L'ardesia è una roccia metamorfica di origine sedimentaria  e facilmente lavorabile, classificata come tenera o semi-dura.
Essa è di colore plumbeo-nerastro e tende a schiarirsi dal momento dell'estrazione fino ad assumere una pigmentazione grigio chiara, essendo che i residui carboniosi si ossidano una volta a contatto con ossigeno, umidità e radiazioni ultraviolette.